Il modello di Expo che non piace a Petrini e che ha dato da mangiare a mezzo mondo
20 AGO 20

Al direttore - Il consigliere economico del presidente del Consiglio, professor Tommaso Nannicini, ha replicato a un Suo commento sulla politica economica e, dopo avere evidenziato le strumentalizzazioni e l’utilizzo “ad usum delphini” che spesso avvengono nella citazione di statistiche economiche (ma il governo può mai scagliare la prima pietra?), mette giustamente in evidenza come la terapia corretta per questa fase sia data dall’insieme di riforme strutturali – che producono effetti soltanto nel medio periodo – e di interventi congiunturali. Bene, dunque, le riforme di struttura, ferma restando l’analisi differenziata del merito, anche in tempi di vacche magre, per la capacità che esse hanno di incidere sulle aspettative, in specie degli imprenditori. Ma, quanto alle misure congiunturali, il carniere non è per nulla pieno. Di solito se ne indicano i presupposti. Ma si vorrebbe qualcosa di più della “droga” (pur nell’accezione positiva di questo termine) degli sgravi contributivi sulle assunzioni. L’impulso alla domanda e agli investimenti pubblici e privati, pur nello stretto sentiero dei vincoli europei, esigerebbe un piano organico anche per il breve termine, raccordato con quello a medio e lungo termine, in specie ora che qualcosa si comincia lentamente a svegliare nei consumi e negli stessi investimenti privati. E’ adesso che bisogna battere il ferro caldo. Diversamente, come la Ciliegia dice, dimenticarsi di accendere i motori – o procedere lentamente e insufficientemente nelle misure di accensione, dico io – “potrebbe essere un errore letale”.
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
Ci si può girare attorno quanto si vuole ma alla fine un buon governo per funzionare all’interno di questa cornice europea deve declinare e far propri i suggerimenti della Bce. Punto. Può piacere o no ma ormai è da tempo che funziona così.
Al direttore - L’Expo ha successo. E’ bella e piena di gente, di ogni età e di ogni ceto. Piace anche perché è democratica. Ognuno ci trova quel che cerca. Svago se vuole, belle e avveniristiche architetture, informazioni sulla questione che dà il titolo all’Expo, nutrire il mondo, se le cerca. A cominciare dal bellissimo padiglione zero, proprio all’ingresso, curato dall’Onu. Carlo Petrini la trova invece povera di contenuti. Temo di capire che questo voglia dire “poco pedagogica”, vale a dire poco impregnata da un’ideologia dominante e ben propagandata. E si duole se i giovani passano più tempo a mangiare hamburger che a meditare sulle sorti del mondo. Ma a questo ha già risposto con garbo deciso McDonald’s, ricordando che non può essere una colpa dare da mangiare a basso prezzo e rispettare la libertà di ciascuno di nutrirsi come preferisce. Petrini chiede attenzione per i contadini di tutto il mondo, che ha convocato all’Expo in un prossimo appuntamento. Attenzione che certamente gli verrà data come penso sia giusto. Ma persevera in un errore. Pensare che il tema della nutrizione e dell’accesso al cibo si risolva tutto sul lato della terra e di chi la coltiva. Quasi un revival dell’antica dottrina fisiocratica che pretendeva che tutta la ricchezza derivasse dalla terra. Prima di Ricardo, di Marx, della rivoluzione industriale e del capitale come fattore di produzione. Ogni caloria assunta come cibo è associata a 5/7 calorie che servono per produrla e portarla in tavola. Forza meccanica utilizzata nei campi, fertilizzanti, fitofarmaci, trasporto, distribuzione, catena della conservazione, logistica, imballaggi, cottura, smaltimento dei rifiuti, ecc. Un grande spreco? Al contrario. E’ ciò che ci permette di nutrire oggi 6 miliardi di persone contro il miliardo scarso dell’immediato Dopoguerra. Chi è denutrito è sempre circa un miliardo di persone, ma chi mangia è 6 volte di più di 60 anni fa. Un gigantesco progresso, che ha allungato la vita in modo altrettanto spettacolare. Tutto questo è avvenuto perché la rivoluzione industriale ha cambiato la campagna. Il contadino che mangiava solo quel che produceva è stato sostituito dall’impresa agricola che produce e vende e fa parte di una catena agroindustriale che permette a Farinetti di vendere la gazzosa italiana con successo a Dubai e New York. A noi di fare gli spaghetti con il grano canadese. A città senza terra di 30 milioni di abitanti di trovare ogni giorno nei mercati e nei supermercati il cibo necessario. Amartya Sen pochi giorni fa ha fatto pulizia con poche parole in un’intervista al Corriere di mille idee sbagliate. Il rimedio all’ancora esistente fame del mondo sta nel promuovere ulteriormente lo sviluppo economico e aumentare il reddito dei più poveri e il chilometro zero, ha detto, è un concetto economico sconosciuto.
Chicco Testa
Chicco Testa
E dire che una volta qui era tutta campagna.